Adesso Trieste e Patto per l’Autonomia: “Trieste non diventi un hub militare”
Patto per l'Autonomia 4-04-2026, 10:22 anti-globalization, protest, international
Allarme per l'imbarco di materiale NATO e netta contrarietà alle dichiarazioni di Michelangelo Agrusti sull’utilizzo anche militare del sistema logistico collegato al Porto di Trieste

«In relazione alle notizie circolate nelle ultime ore riguardo a un’autorizzazione all’imbarco di materiale NATO presso il Porto di Trieste, esprimiamo forte preoccupazione per un possibile utilizzo dello scalo in ambiti connessi a operazioni militari e belliche e sconcerto per le dichiarazioni del Presidente di Confindustria Alto Adriatico sul ruolo dell’Interporto di Pordenone rispetto alla logistica militare». Queste le dichiarazioni di Giulia Massolino, Consigliera regionale del Patto per l’Autonomia, e di Federico Monti, portavoce di Adesso Trieste.
«Riteniamo essenziale ribadire con chiarezza un principio: – proseguono Massolino e Monti – il Porto di Trieste non deve diventare un hub della NATO né essere progressivamente coinvolto in dinamiche di carattere militare. L’attuale fase internazionale, segnata da conflitti e tensioni crescenti, dimostra come la guerra produca non solo morte e distruzione, ma anche pesanti conseguenze economiche. La recente flessione dei traffici commerciali evidenzia quanto l’instabilità geopolitica incida negativamente sulle attività portuali e sull’economia del territorio».
«Esprimo quindi solidarietà ai lavoratori e alle lavoratrici USB – dichiara Massolino – che hanno proclamato lo sciopero presso il terminal HHLA-PLT, con riferimento esclusivo alle attività connesse alla movimentazione del materiale bellico».
Alla gravità della situazione relativa al porto di Trieste si aggiungono le dichiarazioni del presidente di Confindustria Alto Adriatico Michelangelo Agrusti: «Le recenti dichiarazioni del presidente Agrusti – aggiungono i rappresentanti di Patto per l’Autonomia e Adesso Trieste – per cui il sistema logistico regionale potrebbe arrivare a comprendere anche attività di logistica militare nell’ambito dello sviluppo dell’Interporto di Pordenone come retroporto del Porto di Trieste, sono inaccettabili. Tali affermazioni delineano esplicitamente un possibile coinvolgimento strutturale del sistema portuale e logistico del Friuli Venezia Giulia in filiere legate alla dimensione militare. Si tratta di una visione incompatibile con la funzione storica del Porto di Trieste e con il ruolo internazionale che la città ha costruito nel tempo come spazio di incontro tra economie, culture e popoli diversi. L’idea che il Porto Franco Internazionale e il suo retroporto possano ospitare attività di logistica militare rappresenta un cambio di paradigma che non può essere accettato né normalizzato nel dibattito pubblico. Il rischio è quello di una progressiva integrazione del sistema logistico regionale in strategie geopolitiche e militari che esulano dagli interessi del territorio e che espongono Trieste a tensioni e conseguenze economiche e politiche rilevanti».
«Per questo motivo – concludono Massolino e Monti – riteniamo necessario mantenere alta l’attenzione affinché il Porto di Trieste non venga progressivamente trasformato in uno scalo militarizzato, ma continui a rappresentare uno spazio di cooperazione neutrale, internazionale, di sviluppo economico, e affinché la Regione si impegni nel ripudiare la guerra e costruire la pace, come spesso abbiamo sollecitato in questi anni con diverse proposte».
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