Il piano di Riarmo Europeo è anche una grande opportunità di crescita, per tutto il nostro settore economico-industriale
Plebiscito 12-03-2025, 03:27
La sfida esistenziale che affrontano le democrazie europee e mondiali plasmerà un nuovo mondo, con nuove aree di influenza
Al di là delle prese di posizione antistoriche e autolesionistiche di alcuni partiti ed esponenti politici italiani, il sostegno in Europa al piano di Riarmo Europeo annunciato da Ursula von der Leyen è schiacciante. Lo dimostra il voto odierno del Parlamento Europeo. In Europa, insomma, le sacche di spazzatura politica italiana non contano nulla, da Salvini e Vannacci, a Conte, Renzi e Schlein.
Questi utili idioti di Putin continueranno a far rumore, ma non cambieranno il percorso in atto, poiché esso è l’unica risposta a una crisi esistenziale dell’Europa di fronte alla minaccia delle autocrazie, oggi rafforzate dal nuovo assetto della Casa Bianca, che vede gli USA abdicare dal ruolo di superpotenza mondiale, per recitare una nuova parte di spregiudicata potenza regionale, come dimostrano le minacce neanche tanto velate verso Canada, Messico, Panama e Groenlandia.
Per quanto ci riguarda più da vicino, inoltre, il piano ReArm Europe costituisce fin da subito un ottimo antidoto contro i venti di recessione che purtroppo soffiavano fortissimo a causa della crisi del settore automotive ed energetico, causate da scelte scellerate che erano state fatte di recente dalla UE. Anche per il Veneto, l’indotto del nuovo piano di difesa può rappresentare una grande opportunità. Non si capisce a tal proposito perché anche tanti movimenti venetisti si siano intruppati nel pacifintismo masochista tafazziano di salsa putiniana che vorrebbe privare il Veneto di una grande possibilità di crescita per interi settori che erano in piena crisi e che possono ora riconvertirsi in fretta, dalla meccanica, all’elettronica e all’intera filiera produttiva, che vedeva ben 2 province venete (Vicenza e Treviso) tra le prime 10 più industrializzate nel continente e perfettamente integrate con il sistema industriale europeo e tedesco in particolare.
Proprio la nuova linea politica tedesca costituisce un grande sollievo: avere la Germania al fianco e dalla parte giusta della storia è una grande notizia e un’enorme spinta per l’Europa e il mondo intero: “whatever it takes”, riportando le parole del prossimo cancelliere Merz.
La figura sopra riportata, ad esempio, mostra 33 aziende europee che già oggi rientrano nella top 100 mondiale per fatturato nel settore della difesa. Nè all’Europa mancano le risorse economiche, come già ha dimostrato la Banca Centrale Europea qualche anno fa quando seppe contrastare in modo efficace la crisi dell’euro. Ricordiamoci che, ad esempio, la sola Norvegia ha a disposizione un fondo sovrano da 1,7 trilioni di euro, o che la Germania, come ha riportato in questi giorni il Financial Times, potrebbe mettere in gioco per la sola difesa fino a 2 trilioni di euro senza compromettere la crescita economica.
L’Europa, quindi, è già in grado di creare un piano di difesa che in pochi anni ci permetta di difenderci dalla Russia. Esso potrà richiedere ovviamente alcuni anni per essere implementato (5? 10?). A maggior ragione, quindi, aiutare oggi l’Ucraina a resistere impedirà alla Russia di assumere una postura ulteriormente offensiva nei nostri confronti, prima che l’Europa sia pronta a difendersi da sola.
A tale scopo sarà fondamentale la condivisione dell’ombrello nucleare difensivo anglo-francese, che possa permettere anche ad altri Paesi di sviluppare eventualmente un proprio sistema autonomo di difesa nucleare, a scopo di deterrenza dalla minaccia russa, spesso utilizzata a scopo “retorico-propagandistico” da Putin in questi tre anni, dall’inizio della sua criminale (e non provocata) invasione dell’Ucraina.
Così come sarà fondamentale sviluppare una intelligence europea, all’inizio coordinando in modo più stretto le singole intelligence nazionali, ma creando velocemente anche una sovrastruttura federale. Ciò lo dimostra la notizia di questi giorni, che vede alcuni alleati storici degli USA valutare la possibilità di condividere meno informazioni con gli Stati Uniti. I membri della cosiddetta alleanza di intelligence “Five Eyes” (che comprende Australia, Canada, Nuova Zelanda, Regno Unito, oltre agli Stati Uniti), così come i funzionari israeliani e sauditi, temono, infatti, che le identità di risorse straniere possano essere “inavvertitamente” condivise con Mosca.
L’ordine mondiale uscito dal secondo dopoguerra è definitivamente tramontato e non è detto che vi sia spazio per le democrazie in quello nuovo che sta per nascere. Una nuova e inedita mappa di influenze mondiali potrebbe emergere nel corso di questi anni. Chissà però se tutti i Paesi colorati di azzurro sapranno in realtà mantenere il colore della democrazia. Molto, se non tutto, dipenderà dalle scelte strategiche che saranno prese in questi giorni e nei mesi a venire. La finestra di sopravvivenza esistenziale per le democrazie non è di enorme durata temporale: i giochi si stanno decidendo ora.
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