Quatre-vingtième Conseil de la Vallée : garantire la nostra voce in Europa, secondo la visione di Chanoux

Je ne m’attarderai pas sur ce qui s’est produit à partir de ce lointain 10 janvier d’il y a quatre-vingts ans : les interventions qui m’ont précédé ont déjà largement mis en évidence l’importance historique de la première Assemblée régionale.
Les 25 conseillers, bien qu’ils ne disposassent pas du pouvoir législatif, se sont distingués, durant la période tourmentée de la Reconstruction, par le caractère concret de leur action. Il suffit d’évoquer quelques-unes des premières décisions adoptées : le rétablissement, dans leur forme originelle, des noms de localités supprimés ou modifiés par l’ancien régime fasciste ; la reconstitution des Communes existant en Vallée d’Aoste avant 1922 ; la demande d’avis pour l’ouverture d’une Maison de jeu à Saint-Vincent ; l’organisation des services de l’Administration régionale ainsi que diverses mesures de soutien en faveur de la population valdôtaine.
Nous sommes pleinement conscients de l’importance de leur action – menée avant même la République, la Constitution et le Statut spécial – pour notre communauté. Toutefois, je souhaiterais proposer une première réflexion.
La première réunion du Conseil de la Vallée a eu lieu il y a quatre-vingts ans, mais n’oublions pas qu’elle s’est tenue seulement quatre-vingt-six ans après le Traité de Turin, signé le 24 mars 1860.
Quel documento sancì l’annessione alla Francia della Savoia e della Contea di Nizza e – aspetto spesso sottovalutato, se non taciuto in numerosi testi – anche la nostra Valle subì, di fatto, una sorte analoga a quella di Nizza: nonostante gli stretti legami linguistici, culturali, sociali ed economici con i popoli elvetici e francesi, si ritrovò a far parte del futuro Regno d’Italia.
Dodici secoli di storia furono ignorati, ma non potevano essere cancellati. Fin da subito la nostra identità – in particolare le nostre lingue, il patois e il francese – fu, per la prima volta, messa in discussione. Durante il Fascismo, come sappiamo, il processo di italianizzazione fu poi esasperato.
Non dimentichiamo dunque la nostra storia e le nostre radici, né il significato profondo che ebbero prima i decreti luogotenenziali e poi lo Statuto speciale: non l’affermazione di privilegi, ma un tenue e necessario riconoscimento a tutela del particolarismo valdostano.
Ora, però, vorrei guardare in avanti.
Ieri ricorreva l’anniversario della nascita di Émile Chanoux, che credeva profondamente in un’Europa dei popoli e delle regioni. Egli sosteneva che l’Italia libera avrebbe dovuto essere organizzata in regioni confederate, capaci di valorizzare ogni realtà territoriale nel rispetto della propria identità, così come avveniva – e avviene – in Svizzera. Oggi, finalmente, anche alcune regioni a statuto ordinario rivendicano con forza una maggiore autonomia: è un segnale importante.
La visione di Chanoux era quella di un’Europa dei popoli, unita e federale. L’Unione europea di oggi è lontana da quegli ideali: è un’Europa dei trattati e delle direttive, che incide profondamente sulla vita quotidiana di 450 milioni di abitanti, ma che non è riuscita ad animare un autentico spirito di appartenenza. Rimane tuttavia pressante la necessità di garantire una presenza al Parlamento europeo, per far sentire anche la nostra voce.
Concludo con una citazione tratta dall’Esprit de victoire di Chanoux – la frase incisa sulla parete esterna del Palazzo regionale – che deve essere per tutti noi monito e sprone: “Voir clair, vouloir vivre.”
Aurelio Marguerettaz
Chef de groupe au Conseil de la Vallée